In merito alle contestazioni pendenti in tema di normativa privacy e sicurezza, si potrà procedere al pagamento delle sanzioni in misura ridotta di una somma pari ai due quinti del minimo. Occorrerà provvedervi entro il 18 dicembre 2018.

Quanto sopra opera in favore dei soggetti che abbiano ricevuto entro il 25 maggio 2018 la notificazione della violazione.



Una interessante sentenza dalle Cassazione civile, sez. lavoro (sentenza 31 agosto 2018, n. 21516) affronta il tema della indennizzabilità del danno occorso al dipendente mentre si reca al lavoro utilizzando la propria bicicletta quale mezzo di trasporto privato.

La Cassazione ha infatti riconosciuto come l’utilizzo della bicicletta nel caso in questione dovesse sicuramente essere considerato un “utilizzo necessitato” stante l’assenza di mezzi pubblici nel tragitto casa-lavoro e l’impossibilità di percorrere a piedi il tratto in questione, anche a tutela della salute e della integrità psicofisica del lavoratore.



La Corte Europea di Giustizia (causa 41/17) ha affermato un importante principio: le lavoratrici madri devono considerarsi lavoratrici notturne anche se svolgono solo parzialmente la loro prestazione in orario notturno.

Conseguentemente, nel caso di lavoro a turni che vada a sovrapporsi, anche solo limitatamente, all’orario notturno, la lavoratrice madre godrà delle tutele previste in questi casi.



Con l’entrata in vigore del c.d. “Decreto Dignità” torna di stretta attualità il tema delle clausole giustificatrici nell’ambito dei contratti di lavoro che prevedono l’applicazione di un termine.
 
Su tale questione, la Corte di Cassazione ha presentato una importante indicazione. La sentenza n. 22188 del 12 settembre invita, infatti, a fare una attenta valutazione fra la motivazione utilizzata per la stipulazione del contratto in questione e la mansione da svolgersi indicata nello stesso.
 
Fra i due elementi deve esistere una effettiva correlazione poiché le esigenze di temporaneità non possono riguardare contratti con mansioni che nulla hanno a che vedere con le stesse.
 


La corte di Cassazione si è concentrata su una questione molto particolare: la mancata risposta del datore di lavoro a richieste da parte degli organismi di vigilanza in sede ispettiva.
 
La “conseguenza” si rinviene nell’art. 4, c. 7, L. 628/1961 nel quale si precisa che l’omessa risposta configura un reato punito contravvenzionalmente con pena alternativa. Si ricorda che la stessa non è soggetta a depenalizzazione ex D. Lgs. 8/2016. 
 


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